Tour de France 2026, dall’ex Delfinato 63 ritiri e tanti dubbi verso la Grande Boucle

Il Tour Auvergne – Rhône-Alpes 2026 per molti potrebbe non essere stata la scelta giusta in vista del Tour de France 2026. Ovviamente, facile dirlo con il senno di poi, ma è chiaro che nella corsa a tappe francese qualcosa non è andato per il verso giusto per una buona parte del gruppo, se si pensa che a terminare la corsa sono stati solamente 91 dei 154 corridori iscritti. I ritirati son stati dunque ben 63 e se nelle brevi corse a tappe di una settimana non è un numero così straordinario, seppur non usuale, solitamente la corsa che porta verso la Grande Boucle non ha così tanti ritiri, proprio perché è fondamentale nell’approccio al GT di luglio.

Senza considerare cadute e infortuni, come quelli di Paul Seixas e Oscar Onley, oltre a Wout Van Aert, tutti corridori la cui preparazione rischia chiaramente di subire una brutta battuta d’arresto (il belga ha infatti già dovuto rinunciare al ritiro in quota con la squadra), in gruppo si sono notati numerosi ritiri per problemi di saluti, con una infezione che sin dal primo giorno ha visto Matthew Riccitello dover riconsegnare il dorsale. Nei giorni successivi sono stati in molti a dover seguire il suo esempio, portando così alcune squadre a finire la corsa con organico notevolmente ridotto.

Bisognerà ora vedere su ognuno quanto il virus ha colpito, quanto sono stati debilitati i singoli corridori e per quanto a lungo dovranno eventualmente stare fermi in un momento invece in cui la forma si sta costruendo. Le tre settimane tra l’ex Delfinato e il Tour sono infatti ovviamente cruciali nella preparazione e dover saltare una corsa e parte degli allenamenti potrebbe rivelarsi decisivo riguardo le proprie ambizioni in una corsa indubbiamente esigente come quella che inizierà il 4 luglio da Barcellona.

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